Al segretario generale dell’O.N.U.  :     
Eccellenza Ban Ki-moon

Al Presidente della Repubblica Italiana  :
Dottore Giorgio Napolitano   

               

UNIRSI PER BLOCCARE LA GUERRA CONTRO IRAN

Battono sempre più forte i tamburi di guerra  per incendiare l’Iran ma potrebbe essere un incendio di proporzioni mondiali: il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato, con grande franchezza, che la questione del nucleare iraniano potrebbe condurre alla terza guerra mondiale.

Sono solamente frasi di propaganda?

Eppure si vedono con chiarezza schieramenti ed alleanze che si stanno formando. Stanno tutti giocando alla “grande guerra”?

Il recente viaggio di Vladmir Putin  a Teheran ha materializzato nuove alleanze: i paesi che si affacciano al Mar Caspio ( Russia, Azerbaijan, Kazakistan e Turkmenistan),  non concederanno le loro  basi in caso di attacco militare all’Iran.        Il leader russo,  in quest'occasione,  in quanto  paese fornitore della tecnologia nucleare iraniana, ha ribadito che l'Iran ha tutto il diritto di sviluppare i suoi programmi nucleari per scopi pacifici,  naturalmente sotto il  controllo russo.

La Cina  sta mostrando di avere molto a cuore  l’ alleanza con uno dei suoi principali fornitori di petrolio.

      Gli USA premono sull’acceleratore dell’accerchiamento, militare con la presenza  in Afghanistan ed Iraq,  politico e commerciale con inasprite sanzioni e dichiarando che l’Iran è il principale nemico degli Stati Uniti d’America.

     L’Europa appare divisa, da una parte l’Italia e  la Spagna che non vogliono nessun inasprimento di rapporti con l’Iran e dall’altra  la Germania, il governo francese di Sarkozy e la Gran Bretagna, premono per non lasciare respiro alla teocrazia iraniana. Ma i paesi europei, già coinvolti nelle operazioni militari in Irak e Afghanistan, rischiano di vedersi trascinati in un allargamento del conflitto  nonostante la volontà dei loro cittadini.

      I popoli dell’Iran  percepiscono che in caso di guerra  il loro Paese potrebbe essere distrutto  da una potenza che sta seminando il vicino oriente di morti e mutilati.  La Repubblica Islamica ignora deliberatamente il pericolo, aumentando la repressione contro la popolazione e alimentando la lacerazione sociale  con le sue ambizioni imperiali nell’area.

      I  popoli dell’Iran  da 28 anni  vivono sotto un regime repressivo teocratico senza   precedenti nella storia dell’ era moderna, sottoposti ad una campagna di dure restrizioni materiali da parte del mondo industriale, ed in particolare dalle amministrazioni USA.

       Sin dal 1953 ( dal rovesciamento del governo nazionalista  del Dr. Mossadegh),  tutti gli   interventi del governo americano hanno contribuito all’annientamento  della libertà e della democrazia     in Iran.  Lo sviluppo della democrazia sembrerebbe proibito in Iran per decreto internazionale e non per la volontà dei suoi popoli.

        Il regime della Repubblica Islamica  si è insediato  ingannando i popoli dell’Iran,   ha distrutto i principi della rivoluzione popolare del 1979 che aveva deposto il regime monarchico filo americano di Pahlavi, ha istituito i  Passdaran, i comitati khomeinisti, distruggendo i  più elementari diritti acquisiti durante la rivoluzione.  

     In Iran la società civile viene sottoposta quotidianamente a continue repressioni da parte del regime,  ogni voce di dissenso viene colpita con l’isolamento ed anche il  carcere fino alla pena di morte. I giornali liberi vengono chiusi e i giornalisti messi in carcere,   i lavoratori non hanno diritto  di manifestare liberamente per i loro diritti sindacali e non possono formare le loro associazioni indipendenti dal regime. Una parte degli  insegnanti è costretta ad accettare di essere confinata per avere manifestato pubblicamente  davanti al parlamento, rivendicando un salario equo essendo l’ inflazione a due cifre. I  referenti della protesta  sono tuttora in carcere.  Dopo l’esecuzione per lapidazione di un innocente,  Jiavad Larijani, membro del governo  e  responsabile  per i diritti umani del potere giudiziario del regime, dichiara “ che la condanna a morte con la lapidazione viene eseguita quando una persona commette adulterio,  confermato da 4 testimoni riconosciuti  dal tribunale come idonei , oppure quando il colpevole è  reo confesso per 4 volte”.  

     Ci si chiede quale possa essere la libertà di azione dei giudici iraniani quando lo stesso responsabile per i diritti umani non si vergogna di far rispettare il codice islamico favorevole alla pena di morte.

        Il numero chiuso, con esame di ammissione,  alle università in Iran, riguarda gli studenti non filo governativi, alcune minoranze religiose come i Bahaii ( centinaia di studenti non sono ammessi perché sono Bahaii), che vi possono accedere solo per  apostasia, (in Iran l’apostasia dalla fede islamica è condannata con la pena capitale ). Il corpo docente,  i presidi e i rettori dell’università, nella loro totalità, sono stati scelti dal clero attualmente al potere e i docenti non fedeli  al regime vengono allontanati dalle cattedre;  la maggior parte degli studenti universitari è controllata, espulsa e repressa mediante il carcere e l’impiccagione in pubblico ( gli ultimi  9 impiccati nel carcere Evin, risalgono al giorno 16.10.2007).

        Le donne in Iran, numericamente parlando,  rappresentano la maggioranza della popolazione, ma i loro diritti ( penali, civili e patrimoniali), sono calpestati quotidianamente da un giureconsulto presente in ogni articolo del codice civile, penale e dalla costituzione islamica. Esse  si battono per l’ottenimento dei loro diritti negati dal governo, dalla religione al potere e da una cultura miope che, purtroppo, non ha voluto e saputo ridimensionare la cultura maschilista che infarciva la post rivoluzione antimodernista di Khomeini e  ha prodotto, al contrario, un generale atteggiamento antidonna, teorizzato e giustificato.              Tutto questo succede in un Paese definito da “Transparency International”, nel suo rapporto annuale, al 131 posto nel mondo per quanto riguarda il grado di affidabilità e  la situazione finanziaria. Precisamente  è retrocesso di 16 posizioni rispetto al precedente rapporto.  Un ottimo risultato, per un regime che doveva portare gli effetti della rendita petrolifera sulla tovaglia di ogni famiglia iraniana.

       In una situazione sociale così complessa  l’attacco militare in Iran  rafforzerebbe solamente l’integralismo capeggiato dal regime della repubblica islamica.  

      Le stesse sanzioni economiche  hanno solamente indebolito la popolazione e rafforzato il regime, ma lo stesso sterile dibattito sul nucleare iraniano, pretestuoso argomento di politica internazionale come lo furono le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein,  si risolve in un aumento vertiginoso della repressione, basti pensare che in un anno il numero di uccisi dal regime è aumentato del 140%.   Il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve  condannare e sanzionare un regime per le violazioni dei diritti umani, non tanto  per le ambizioni di arricchimento dell’ Uranio, già in possesso di tutti i suoi  membri con tanto di diritto di veto, evitando così facili alibi al regime teocratico.

      E’  invece diritto inalienabile di tutti i popoli, ed in particolare di quello iraniano, con un passato di ben tre  rivoluzioni pacifiche ( 1906, 1953 e 1979), avere una democrazia che abbia come valore primario il rispetto dei diritti umani.

      Sottoscriviamo un appello affinché non si  sviluppi un conflitto di portata mondiale sulla carne dei popoli dell’Iran.

      Fermiamo la guerra, adesso!!

 Mohsen Hamzehian – Unione per la democrazia in Iran – Italia

1. Prof. Antonino Papisca: Direttore Centro diritti umani e dei popoli Università di Padova, Docente all'Università di Padova, Professore ordinario di relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova, dove insegna anche organizzazione internazionale dei diritti umani e della pace.

2. Prof. Vincenzo Pace: Professore ordinario di Sociologia generale e docente di sociologia della religione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Padova. Insegna inoltre sociologia dei diritti umani nel corso di laurea in Scienza politica e relazioni internazionali).

 

U.P.D.I. ,Unione per la domocrazia in Iran, Regione Veneto

 

  

  

  

  

  

  

  

  

  

 

 

 

Al segretario generale dell’O.N.U.  :     
Eccellenza Ban Ki-moon

Al Presidente della Repubblica Italiana  :
Dottore Giorgio Napolitano   

               

UNIRSI PER BLOCCARE LA GUERRA CONTRO IRAN

Battono sempre più forte i tamburi di guerra  per incendiare l’Iran ma potrebbe essere un incendio di proporzioni mondiali: il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato, con grande franchezza, che la questione del nucleare iraniano potrebbe condurre alla terza guerra mondiale.

Sono solamente frasi di propaganda?

Eppure si vedono con chiarezza schieramenti ed alleanze che si stanno formando. Stanno tutti giocando alla “grande guerra”?

Il recente viaggio di Vladmir Putin  a Teheran ha materializzato nuove alleanze: i paesi che si affacciano al Mar Caspio ( Russia, Azerbaijan, Kazakistan e Turkmenistan),  non concederanno le loro  basi in caso di attacco militare all’Iran.        Il leader russo,  in quest'occasione,  in quanto  paese fornitore della tecnologia nucleare iraniana, ha ribadito che l'Iran ha tutto il diritto di sviluppare i suoi programmi nucleari per scopi pacifici,  naturalmente sotto il  controllo russo.

La Cina  sta mostrando di avere molto a cuore  l’ alleanza con uno dei suoi principali fornitori di petrolio.

      Gli USA premono sull’acceleratore dell’accerchiamento, militare con la presenza  in Afghanistan ed Iraq,  politico e commerciale con inasprite sanzioni e dichiarando che l’Iran è il principale nemico degli Stati Uniti d’America.

     L’Europa appare divisa, da una parte l’Italia e  la Spagna che non vogliono nessun inasprimento di rapporti con l’Iran e dall’altra  la Germania, il governo francese di Sarkozy e la Gran Bretagna, premono per non lasciare respiro alla teocrazia iraniana. Ma i paesi europei, già coinvolti nelle operazioni militari in Irak e Afghanistan, rischiano di vedersi trascinati in un allargamento del conflitto  nonostante la volontà dei loro cittadini.

      I popoli dell’Iran  percepiscono che in caso di guerra  il loro Paese potrebbe essere distrutto  da una potenza che sta seminando il vicino oriente di morti e mutilati.  La Repubblica Islamica ignora deliberatamente il pericolo, aumentando la repressione contro la popolazione e alimentando la lacerazione sociale  con le sue ambizioni imperiali nell’area.

      I  popoli dell’Iran  da 28 anni  vivono sotto un regime repressivo teocratico senza   precedenti nella storia dell’ era moderna, sottoposti ad una campagna di dure restrizioni materiali da parte del mondo industriale, ed in particolare dalle amministrazioni USA.

       Sin dal 1953 ( dal rovesciamento del governo nazionalista  del Dr. Mossadegh),  tutti gli   interventi del governo americano hanno contribuito all’annientamento  della libertà e della democrazia     in Iran.  Lo sviluppo della democrazia sembrerebbe proibito in Iran per decreto internazionale e non per la volontà dei suoi popoli.

        Il regime della Repubblica Islamica  si è insediato  ingannando i popoli dell’Iran,   ha distrutto i principi della rivoluzione popolare del 1979 che aveva deposto il regime monarchico filo americano di Pahlavi, ha istituito i  Passdaran, i comitati khomeinisti, distruggendo i  più elementari diritti acquisiti durante la rivoluzione.  

     In Iran la società civile viene sottoposta quotidianamente a continue repressioni da parte del regime,  ogni voce di dissenso viene colpita con l’isolamento ed anche il  carcere fino alla pena di morte. I giornali liberi vengono chiusi e i giornalisti messi in carcere,   i lavoratori non hanno diritto  di manifestare liberamente per i loro diritti sindacali e non possono formare le loro associazioni indipendenti dal regime. Una parte degli  insegnanti è costretta ad accettare di essere confinata per avere manifestato pubblicamente  davanti al parlamento, rivendicando un salario equo essendo l’ inflazione a due cifre. I  referenti della protesta  sono tuttora in carcere.  Dopo l’esecuzione per lapidazione di un innocente,  Jiavad Larijani, membro del governo  e  responsabile  per i diritti umani del potere giudiziario del regime, dichiara “ che la condanna a morte con la lapidazione viene eseguita quando una persona commette adulterio,  confermato da 4 testimoni riconosciuti  dal tribunale come idonei , oppure quando il colpevole è  reo confesso per 4 volte”.  

     Ci si chiede quale possa essere la libertà di azione dei giudici iraniani quando lo stesso responsabile per i diritti umani non si vergogna di far rispettare il codice islamico favorevole alla pena di morte.

        Il numero chiuso, con esame di ammissione,  alle università in Iran, riguarda gli studenti non filo governativi, alcune minoranze religiose come i Bahaii ( centinaia di studenti non sono ammessi perché sono Bahaii), che vi possono accedere solo per  apostasia, (in Iran l’apostasia dalla fede islamica è condannata con la pena capitale ). Il corpo docente,  i presidi e i rettori dell’università, nella loro totalità, sono stati scelti dal clero attualmente al potere e i docenti non fedeli  al regime vengono allontanati dalle cattedre;  la maggior parte degli studenti universitari è controllata, espulsa e repressa mediante il carcere e l’impiccagione in pubblico ( gli ultimi  9 impiccati nel carcere Evin, risalgono al giorno 16.10.2007).

        Le donne in Iran, numericamente parlando,  rappresentano la maggioranza della popolazione, ma i loro diritti ( penali, civili e patrimoniali), sono calpestati quotidianamente da un giureconsulto presente in ogni articolo del codice civile, penale e dalla costituzione islamica. Esse  si battono per l’ottenimento dei loro diritti negati dal governo, dalla religione al potere e da una cultura miope che, purtroppo, non ha voluto e saputo ridimensionare la cultura maschilista che infarciva la post rivoluzione antimodernista di Khomeini e  ha prodotto, al contrario, un generale atteggiamento antidonna, teorizzato e giustificato.              Tutto questo succede in un Paese definito da “Transparency International”, nel suo rapporto annuale, al 131 posto nel mondo per quanto riguarda il grado di affidabilità e  la situazione finanziaria. Precisamente  è retrocesso di 16 posizioni rispetto al precedente rapporto.  Un ottimo risultato, per un regime che doveva portare gli effetti della rendita petrolifera sulla tovaglia di ogni famiglia iraniana.

       In una situazione sociale così complessa  l’attacco militare in Iran  rafforzerebbe solamente l’integralismo capeggiato dal regime della repubblica islamica.  

      Le stesse sanzioni economiche  hanno solamente indebolito la popolazione e rafforzato il regime, ma lo stesso sterile dibattito sul nucleare iraniano, pretestuoso argomento di politica internazionale come lo furono le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein,  si risolve in un aumento vertiginoso della repressione, basti pensare che in un anno il numero di uccisi dal regime è aumentato del 140%.   Il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve  condannare e sanzionare un regime per le violazioni dei diritti umani, non tanto  per le ambizioni di arricchimento dell’ Uranio, già in possesso di tutti i suoi  membri con tanto di diritto di veto, evitando così facili alibi al regime teocratico.

      E’  invece diritto inalienabile di tutti i popoli, ed in particolare di quello iraniano, con un passato di ben tre  rivoluzioni pacifiche ( 1906, 1953 e 1979), avere una democrazia che abbia come valore primario il rispetto dei diritti umani.

      Sottoscriviamo un appello affinché non si  sviluppi un conflitto di portata mondiale sulla carne dei popoli dell’Iran.

      Fermiamo la guerra, adesso!!

 Mohsen Hamzehian – Unione per la democrazia in Iran – Italia

1. Prof. Antonino Papisca: Direttore Centro diritti umani e dei popoli Università di Padova, Docente all'Università di Padova, Professore ordinario di relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova, dove insegna anche organizzazione internazionale dei diritti umani e della pace.

2. Prof. Vincenzo Pace: Professore ordinario di Sociologia generale e docente di sociologia della religione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Padova. Insegna inoltre sociologia dei diritti umani nel corso di laurea in Scienza politica e relazioni internazionali).