Denuncia della situazione dei diritti umani in Iran

 

L’Unione per la Democrazia in Iran ( UPDI) Regione Veneto, con la presente vorrebbe denunciare pubblicamente la situazione dei diritti dell’uomo in Iran e chiede a tutti i democratici   presenti in questo paese di essere solidali con la causa di milioni di persone nel nostro paese.

 Per analizzare la situazione dei diritti dell’uomo in Iran innanzitutto dobbiamo porre l’accento sul fatto che la struttura del dominio della Repubblica Islamica ( R.I.) è la religione. Il clero ha il dominio ed  il monopolio su tutto il potere. In nome della religione hanno occupato la libertà del pensiero e la libertà di parola.

Vorremmo accennare, pur sinteticamente, a come si manifesta la negazione dei diritti dell’uomo in Iran :

 1.     I partiti, i sindacati e le organizzazioni politiche non governative, sono vietate per legge

 2.  Utilizzando la censura arrestano gli oppositori come atei, torturandoli ed uccidendoli

 3.     In 24 anni (quelli trascorsi dalla nascita della R.I ) sono stati chiusi oltre 200 quotidiani e periodici ( di cui 80 solo

da quando è al potere il presidente Khatami)

 4.     In questo stesso periodo sono stati censurati 300 libri

 5.  Migliaia di lavoratori, impiegati, docenti e professori universitari sono stati licenziati e molti di loro incarcerati nelle prigioni medioevali

 6.     Negli ultimi sei anni molti politici, scrittori, poeti, a causa delle loro idee politiche,  sono stati rapiti e

successivamente uccisi ( a queste uccisioni in Iran viene dato il nome di “ uccisioni a catena”)

 7.     I prigionieri oppositori sono costretti a partecipare, con le torture, a  programmi televisivi per negare le loro posizioni politiche

 8.    Gruppi mercenari pagati dal regime attaccano, barbaramente ed in continuazione,  le sedi dei dibattiti,  i cinema, i teatri e le moschee dove si svolgono  le riunioni,  creando panico e fughe tra i partecipanti

 9.     Le attività delle minoranze religiose, nazionali ed etniche,  sono limitate e non vi è  il diritto di espressione delle loro idee

 10.    Gli stessi parlamentari vengono chiamati dai tribunali islamici  e condannati alla prigione

 11.    I religiosi, con posizioni  incompatibili con la politica del regime, vengono arrestati, processati ed imprigionati

 12.    Gli avvocati che difendono la libertà di espressione dei loro assistiti, a loro volta vengono incarcerati e radiati dall'albo professionale

 13.    Una parte dei giornalisti, degli scrittori, dei professori universitari e degli artisti, a causa dei loro scritti, vengono condannati senza una giuria  e sottoposti a torture e carcere

 14.    Centinaia di studenti, per avere protestato contro il governo islamico, vengono torturati ed incarcerati

 15.    Dalle tribune e dai giornali dello stato vengono infamati, il prestigio, la dignità e l’identità delle persone La difesa della libertà di pensiero e la libera espressione delle idee sono terminologie sconosciute per i mullah del regime.

 La scelta della sig.ra Shirin Ebadi, da parte della commissione del Nobel per la Pace, è sembrata una chiara posizione

dell'Europa  sulla negazione dei diritti dell’uomo in Iran, considerato il fatto che la stessa vita della sig.ra in Iran dal suo arrivo  è minacciata continuamente.

In data 10.12.2003 a Oslo,  noi iraniani avevamo  delle aspettative.

Poteva essere colta la straordinaria situazione,  in un momento dove centinaia di milioni di persone ( esclusi, naturalmente, gli spettatori della televisione Iraniana), erano inchiodate davanti alla Tv., per porre al mondo la questione dei diritti umani in Iran?

La signora Ebadi  ha ritenuto opportuno accennarne solo sommariamente.  

Ella ha scelto, tra le altre cose ( sia pure nobili e in gran parte condivisibili), di parlare dell'Iran attraverso astratti parallelismi storici. All’osservatore occidentale il parallelismo tra la democrazia moderna e l'impero Hachemenide, che la signora Ebadi ha costruito, non dirà forse nulla, ma per gli iraniani avrebbe potuto essere un messaggio di democrazia confrontare un impero antico a quello moderno ( quello dei Pahlavi che a loro volta hanno distrutto le risorse e sfruttato i giacimenti della nazione).

Naturalmente queste non erano  questioni rilevanti e ci permettiamo di osservare che sarebbe stato storicamente più corretto  chiedere al popolo greco come avesse vissuto i continui attacchi dell'impero hachemenide e se, perciò, possa essere assunto a simbolo di democrazia un impero che invadeva altri paesi.  Probabilmente sarebbe stato troppo temerario sperare che la signora Ebadi  più che dichiarare  la compatibilità dell’Islam con la democrazia, dichiarasse l'incompatibilità tra la democrazia e il regime della R.I. in Iran. Nessuno poteva, ragionevolmente, attendersi  da parte della sig.ra Ebadi  slogan contro il regime della R.I. o un progetto di governo democratico iraniano.

Questo, semmai, è il compito dell’opposizione interna ed esterna.

Ma in quel momento così importante ( Mercoledì 10.12.2003), aspettavamo che un'altra voce autorevole aggiungesse il suo contributo per descrivere all’opinione pubblica mondiale (  magari fornendo un contributo giuridico, quindi legato alla professione e alle competenze della signora Ebadi) il barbaro atteggiamento del regime religioso nei confronti della

democrazia in Iran.

Peccato  ( nel senso religioso), tutto ciò resterà solo una speranza mancata per noi all’estero,  una sensazione di rabbia per i prigionieri politici e una delusione per la popolazione in Iran.

Il regime, a distanza di circa 10  giorni, non ha espresso  alcuna posizione in merito  a ciò che ha detto la Sig.ra Shirin Ebadi, poiché la vincitrice del premio Nobel ha illustrato più la situazione esterna che interna dell’Iran.

 

I popoli dell'Iran sono consapevoli, dopo 24 anni di saccheggio continuo della loro ricchezza da parte di una setta di religiosi, che solo un governo democratico rappresentativo, formato da tutti i popoli ( persiani, azari, beluci, kurdi, arabi, turcomanni ed altre minoranze), lontano da qualsiasi ingerenza diretta ed indiretta da parte dell'apparato religioso, può dare inizio ad una democrazia rappresentativa, che l'Iran attende da un secolo.

Naturalmente la democrazia in Iran non dovrà marciare sotto la copertura dei bombardieri e non dovrà vedersi spianare la strada dai missili Cruise. Essa dovrà scaturire dal fermento e dalle aspirazioni politiche del popolo iraniano, affinché un grande stato, un gran  popolo, una grande storia trovino l'opportunità di avanzare con le proprie forze e non periscano soffocati da artificiosi interventi esterni.

 

 updi@libero.it

 

 

Rivendichiamo le libertà ed i diritti umani presenti nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite

 

  

  

  

  

  

  

  

  

  

 

 

 

 Denuncia della situazione dei diritti umani in Iran

 

L’Unione per la Democrazia in Iran ( UPDI) Regione Veneto, con la presente vorrebbe denunciare pubblicamente la situazione dei diritti dell’uomo in Iran e chiede a tutti i democratici   presenti in questo paese di essere solidali con la causa di milioni di persone nel nostro paese.

 Per analizzare la situazione dei diritti dell’uomo in Iran innanzitutto dobbiamo porre l’accento sul fatto che la struttura del dominio della Repubblica Islamica ( R.I.) è la religione. Il clero ha il dominio ed  il monopolio su tutto il potere. In nome della religione hanno occupato la libertà del pensiero e la libertà di parola.

Vorremmo accennare, pur sinteticamente, a come si manifesta la negazione dei diritti dell’uomo in Iran :

 1.     I partiti, i sindacati e le organizzazioni politiche non governative, sono vietate per legge

 2.  Utilizzando la censura arrestano gli oppositori come atei, torturandoli ed uccidendoli

 3.     In 24 anni (quelli trascorsi dalla nascita della R.I ) sono stati chiusi oltre 200 quotidiani e periodici ( di cui 80 solo

da quando è al potere il presidente Khatami)

 4.     In questo stesso periodo sono stati censurati 300 libri

 5.  Migliaia di lavoratori, impiegati, docenti e professori universitari sono stati licenziati e molti di loro incarcerati nelle prigioni medioevali

 6.     Negli ultimi sei anni molti politici, scrittori, poeti, a causa delle loro idee politiche,  sono stati rapiti e

successivamente uccisi ( a queste uccisioni in Iran viene dato il nome di “ uccisioni a catena”)

 7.     I prigionieri oppositori sono costretti a partecipare, con le torture, a  programmi televisivi per negare le loro posizioni politiche

 8.    Gruppi mercenari pagati dal regime attaccano, barbaramente ed in continuazione,  le sedi dei dibattiti,  i cinema, i teatri e le moschee dove si svolgono  le riunioni,  creando panico e fughe tra i partecipanti

 9.     Le attività delle minoranze religiose, nazionali ed etniche,  sono limitate e non vi è  il diritto di espressione delle loro idee

 10.    Gli stessi parlamentari vengono chiamati dai tribunali islamici  e condannati alla prigione

 11.    I religiosi, con posizioni  incompatibili con la politica del regime, vengono arrestati, processati ed imprigionati

 12.    Gli avvocati che difendono la libertà di espressione dei loro assistiti, a loro volta vengono incarcerati e radiati dall'albo professionale

 13.    Una parte dei giornalisti, degli scrittori, dei professori universitari e degli artisti, a causa dei loro scritti, vengono condannati senza una giuria  e sottoposti a torture e carcere

 14.    Centinaia di studenti, per avere protestato contro il governo islamico, vengono torturati ed incarcerati

 15.    Dalle tribune e dai giornali dello stato vengono infamati, il prestigio, la dignità e l’identità delle persone La difesa della libertà di pensiero e la libera espressione delle idee sono terminologie sconosciute per i mullah del regime.

 La scelta della sig.ra Shirin Ebadi, da parte della commissione del Nobel per la Pace, è sembrata una chiara posizione

dell'Europa  sulla negazione dei diritti dell’uomo in Iran, considerato il fatto che la stessa vita della sig.ra in Iran dal suo arrivo  è minacciata continuamente.

In data 10.12.2003 a Oslo,  noi iraniani avevamo  delle aspettative.

Poteva essere colta la straordinaria situazione,  in un momento dove centinaia di milioni di persone ( esclusi, naturalmente, gli spettatori della televisione Iraniana), erano inchiodate davanti alla Tv., per porre al mondo la questione dei diritti umani in Iran?

La signora Ebadi  ha ritenuto opportuno accennarne solo sommariamente.  

Ella ha scelto, tra le altre cose ( sia pure nobili e in gran parte condivisibili), di parlare dell'Iran attraverso astratti parallelismi storici. All’osservatore occidentale il parallelismo tra la democrazia moderna e l'impero Hachemenide, che la signora Ebadi ha costruito, non dirà forse nulla, ma per gli iraniani avrebbe potuto essere un messaggio di democrazia confrontare un impero antico a quello moderno ( quello dei Pahlavi che a loro volta hanno distrutto le risorse e sfruttato i giacimenti della nazione).

Naturalmente queste non erano  questioni rilevanti e ci permettiamo di osservare che sarebbe stato storicamente più corretto  chiedere al popolo greco come avesse vissuto i continui attacchi dell'impero hachemenide e se, perciò, possa essere assunto a simbolo di democrazia un impero che invadeva altri paesi.  Probabilmente sarebbe stato troppo temerario sperare che la signora Ebadi  più che dichiarare  la compatibilità dell’Islam con la democrazia, dichiarasse l'incompatibilità tra la democrazia e il regime della R.I. in Iran. Nessuno poteva, ragionevolmente, attendersi  da parte della sig.ra Ebadi  slogan contro il regime della R.I. o un progetto di governo democratico iraniano.

Questo, semmai, è il compito dell’opposizione interna ed esterna.

Ma in quel momento così importante ( Mercoledì 10.12.2003), aspettavamo che un'altra voce autorevole aggiungesse il suo contributo per descrivere all’opinione pubblica mondiale (  magari fornendo un contributo giuridico, quindi legato alla professione e alle competenze della signora Ebadi) il barbaro atteggiamento del regime religioso nei confronti della

democrazia in Iran.

Peccato  ( nel senso religioso), tutto ciò resterà solo una speranza mancata per noi all’estero,  una sensazione di rabbia per i prigionieri politici e una delusione per la popolazione in Iran.

Il regime, a distanza di circa 10  giorni, non ha espresso  alcuna posizione in merito  a ciò che ha detto la Sig.ra Shirin Ebadi, poiché la vincitrice del premio Nobel ha illustrato più la situazione esterna che interna dell’Iran.

 

I popoli dell'Iran sono consapevoli, dopo 24 anni di saccheggio continuo della loro ricchezza da parte di una setta di religiosi, che solo un governo democratico rappresentativo, formato da tutti i popoli ( persiani, azari, beluci, kurdi, arabi, turcomanni ed altre minoranze), lontano da qualsiasi ingerenza diretta ed indiretta da parte dell'apparato religioso, può dare inizio ad una democrazia rappresentativa, che l'Iran attende da un secolo.

Naturalmente la democrazia in Iran non dovrà marciare sotto la copertura dei bombardieri e non dovrà vedersi spianare la strada dai missili Cruise. Essa dovrà scaturire dal fermento e dalle aspirazioni politiche del popolo iraniano, affinché un grande stato, un gran  popolo, una grande storia trovino l'opportunità di avanzare con le proprie forze e non periscano soffocati da artificiosi interventi esterni.

 

 updi@libero.it