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La pena di morte in Iran
E' quasi paradossale ricordare che uno dei motivi che portò i popoli dell'Iran a rivoltarsi contro lo scià, fu proprio la mancanza di libertà civile e le sistematiche e crudeli uccisioni degli oppositori. Oggi, nell'Iran della Repubblica Islamica, sono messe in pratica le stesse, se non peggiori, azioni repressive di quel periodo. Nella società iraniana la pena di morte viene applicata con una certa frequenza contro gli avversari del regime, siano essi scrittori, giornalisti o giuristi, tutti catalogati come cospiratori contro la sicurezza del paese. Per certi aspetti vi è una sorta di assuefazione alla pena capitale, ciò affonda le radici nel periodo che condusse al rovesciamento del regime dello scià, evento che ha aperto una complessa e tormentata trasformazione della società iraniana. Un elemento di questo processo fu la continuazione di una spirale di violenza e repressione che impedì al sentimento popolare di percepire il valore civile e l'utilità sociale della abolizione della pena di morte. Probabilmente prevalse un contingente bisogno di vendetta o di giustizia sommaria contro molti seguaci dello scià. Purtroppo l'intera società iraniana non riuscì a costruirsi una visione della lotta politica, per una trasformazione democratica, che si differenziasse radicalmente dal regime precedente. Questo irrisolto nodo culturale e politico presenta ora il conto: il governo attuale può torturare ed uccidere in continuità con un brutale esercizio della giustizia . Le avanguardie intellettuali mature, invece, hanno imparato a distinguere la lotta politica dalla persecuzione, dall'assassinio, dall'uccisione gratuita e propagandano l'idea che la condanna a morte di una persona nega i principi della democrazia sociale. Per questo motivo, le avanguardie intellettuali si stanno facendo carico di un messaggio diverso: il diritto alla vita, in una società democratica, è un diritto fondamentale per ogni cittadino. Le avanguardie intellettuali sono impegnate a sostenere che il diritto alla vita non è vincolato ad una particolare appartenenza sociale, religiosa, etnica, politica. Bisognerà innalzare, molto in alto, la bandiera per istanze di civiltà dei diritti umani e di civiltà giuridica. Un governo dittatoriale quanto maggiormente esercita le sue funzioni repressive, tanto più applica strumenti e metodi crudeli e disumani contro i suoi avversari: ogni mese in Iran, centinaia di persone vengono uccise, torturate, amputate degli organi, lapidate, compresi adolescenti e minori, nonostante tutto ciò sia in contrasto con i fondamentali principi di tutela dei diritti civili e politici. Nel solo mese di ottobre del 2002, sono state impiccate 20 persone e altre 29 sono state condannate a morte, di queste almeno la metà sono state frustate ed amputati gli organi pubblicamente, nelle piazze delle città. In questo clima persecutorio, ogni comportamento non consono o tollerabile secondo i canoni della religione di stato, rischia di essere pretestuosamente discriminato: le minoranze etniche e religiose ( Bahai, cristiani e l'esigua frazione rimasta di cittadini iraniani di fede ebraica) sono oggetto di continue pressioni repressive. Questo stato di cose non viene vissuto dai governati della Repubblica Islamica come una situazione particolarmente disdicevole, essi non accettano di rendere conto di queste pratiche repressive all'opinione democratica mondiale e rifiutano gli osservatori delle Nazioni Unite, nemmeno lo stesso Khatami favorisce la collaborazione con le organizzazioni che si occupano di tutela dei diritti civili. Eppure non è difficile osservare che il clima civile dell'Iran sta producendo da anni un'emorragia di milioni di rifugiati politici e sociali, che ben oltre 290.000 cittadini iraniani, attivi in settori di ricerca avanzata, sono all'estero e privano il loro paese, a causa di queste condizioni di vita, delle loro risorse individuali ed intellettuali. Tutta l'opinione pubblica mondiale è stata informata sul fatto che il barbaro regime taleban utilizzava lo stadio di Kabul per le pubbliche esecuzioni, ma la stessa pubblica opinione non viene informata che il Regime della Repubblica Islamica usa tutte le piazze per uccidere i condannati; i governi europei e l'opinione pubblica devono sapere che il regime mentre condanna la prostituzione, i suoi seguaci rapiscono e deportano donne negli Emirati Arabi Uniti per avviarle alla prostituzione; devono guardare, senza girare lo sguardo, il regime che impicca i colpevoli di violenze carnali mentre i suoi stessi carcerieri violentano le donne prigioniere in presenza dei loro figli. Noi, come UNIONE per la DEMOCRAZIA in Iran del Veneto ( U.P.D.I.), chiediamo che venga dato ampio spazio, sui mezzi di informazione, alla condanna delle violazioni dei diritti civili e politici in Iran. Chiediamo che sia dato conto, puntualmente e coraggiosamente, degli effetti che l'aggressività della cultura dominante in Iran produce su ogni voce che si opponga al regime.
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