Intervento di mohsen a padova il 20.11.2004 updi

 

La Repubblica Islamica, sin dalla sua nascita, ha sviluppato una politica antipopolare, antimodernista,

istituendo una religione di stato come dichiarano gli stessi dirigenti del clero sciita, rafforzando il loro

stesso potere con l’approvazione del velayatefaghih (Giureconsulto - saggio, la persona più saggia sulla terra), istituendo in tal modo un governo di tipo dittatoriale religioso.

Con questi strumenti il regime ha calpestato i più elementari diritti dei popoli dell'Iran . In realtà il

binomio,  Repubblica ed Islam,  non funziona sin dalle fondamenta: una Repubblica si forma dal un

suffragio universale, con i parlamentari della Camera e del Senato, mentre l'Islam, in quanto fede, deve

stare fuori dal potere politico  poiché le sue decisioni, secondo i testi religiosi, sono dettati da dio.  A

prescindere dalla sua legittimità o no, non possono intervenire i comuni mortali, quindi il matrimonio  tra  

religione e politica comporta l’allontanamento dalla fede anche  per le persone che lo esercitano. Questo processo storico e sociale ha prodotto un sistema di potere nelle mani di poche persone che difendono i propri interessi personali, massacrando le idee, la ricchezza economica e, dulcis in fundo, allontanando la popolazione anche dalla religione.

In riferimento al seminario internazionale " Riprendiamoci ONU”, in corso a Padova, dove hanno

partecipato esponenti da tutti i continenti, si è discusso sul destino dell'umanità, nelle mani di pochi paesi del mondo. Tutti i relatori ivi compreso la nostra Unione, hanno ribadito che:

il diritto di Veto dimostra che le nazioni con “ignobile” diritto ( USA, Cina, Francia, Inghilterra ed ex.

Unione Sovietica), credono che la fame, la miseria, l'analfabetismo, la guerra, la mortalità infantile, la

desertificazione, la cementificazione, la violazione dei diritti civili e umani ecc, siano solo una fatalità ,

senza pensare che la crescita demografica nel sud del mondo ( termine abusato attualmente),  produce la miseria e la miseria rafforza la crescita demografica .infine in si è ribadito che il diritto internazionale è  pericolo per tutto il mondo e che la guerra preventiva contro uno stato ha creato miglia di vittime e ha

reso il mondo ancor meno sicuro per l'intera umanità.

la riforma delle nazioni unite è possibile se si interviene alla base ma non dal vertice. Le nazioni povere

sono spesso governate dai governi fantocci,  perciò nel nostro caso  l’ONU, come organizzazione

sovranazionale deve analizzare i tentativi di intervento di esportare la tecnologia, di formazione

riconoscendo l'opposizione con diritto di partecipazione all'assemblea ma certo non un governo che invia il suo responsabile prima nei carceri di Evin per assistere l'impiccagione dei minori e poi la partecipazione alla commissioni come baluardo della democrazia.

Infine va sottolineato,  che la miseria è evitabile, la guerra è evitabile, alfabetizzazione è fattibile, un

mondo civile non  può tollerare la violazione dei diritti civili e umani.

che l'Iran, non ha rispettato ( in qualche caso ha solo firmato), nessuna risoluzione in merito ai diritti

dell'uomo, al diritto dei prigionieri politici ad avere un giusto processo e al diritto di scegliersi un avvocato ( una parte degli avvocati sistematicamente vengono incarcerati dal regime). Ogni mese in Iran, centinaia di persone vengono uccise, torturate, amputate degli organi,  compresi adolescenti e minori, nonostante tutto ciò sia in contrasto con i fondamentali principi di tutela dei diritti civili e politici.

Nei primi 9 mesi dell'anno in corso sono state impiccate oltre 160 persone, l'Iran ha la medaglia d'argento per la violazione dei diritti civili e per la pena di morte, dopo la Cina. L'Iran continua uccidere anche i minori, le statistiche più recenti dimostrano che nei carceri iraniani sono nati oltre 15.000 bambini, quasi sempre frutto di violenza carnale( non solo stupro). Inoltre sono state condannate  centinaia di persone a morte, a lapidazioni( in particolare le donne vengono condannate a lapidazione -  (in attesa di  esecuzioni sospese,  ci sono molti in carceri ), senza contare le frustate delle persone nei luoghi pubblici e  gli organi amputati pubblicamente, nelle piazze delle città.

In questo clima persecutorio, ogni comportamento non consono o tollerabile secondo i canoni della

religione di stato, rischia di essere pretestuosamente discriminato: le minoranze etniche e religiose (cristiani e l'esigua frazione rimasta di cittadini iraniani di fede ebraica e Bahai,) sono oggetto di continue pressioni repressive.

E' quasi paradossale ricordare che uno dei motivi che portò i popoli dell'Iran a rivoltarsi contro lo scià, fu proprio la mancanza di libertà civile e le sistematiche e crudeli uccisioni degli oppositori. Oggi, nell'Iran della Repubblica Islamica, sono messe in pratica le stesse, se non peggiori, azioni repressive di quel periodo.

Nella società iraniana la pena di morte viene applicata con una certa frequenza contro gli avversari del

regime, siano essi scrittori, giornalisti o giuristi, tutti catalogati come cospiratori contro la sicurezza del

paese.

Per certi aspetti vi è una sorta di assuefazione alla pena capitale, ciò affonda le radici nel periodo che

condusse al rovesciamento del regime dello scià, evento che ha aperto una complessa e tormentata

trasformazione della società iraniana. Un elemento di questo processo fu la continuazione di una spirale di violenza e repressione che impedì al sentimento popolare di percepire il valore civile e l'utilità sociale

della abolizione della pena di morte. Probabilmente prevalse un contingente bisogno di vendetta o di

giustizia sommaria contro molti seguaci dello scià. Purtroppo l'intera società iraniana non riuscì a

costruirsi una visione della lotta politica, per una trasformazione democratica, che si differenziasse

radicalmente dal regime precedente. Questo irrisolto nodo culturale e politico presenta ora il conto: il

governo attuale può torturare ed uccidere in continuità con un brutale esercizio della giustizia .

Bisognerà innalzare, molto in alto, la bandiera per istanze di civiltà dei diritti umani e di civiltà giuridica.

Eppure non è difficile osservare che il clima civile dell'Iran sta producendo da anni un'emorragia di milioni di rifugiati politici e sociali, che ben oltre 290.000 cittadini iraniani, attivi in settori di ricerca avanzata, sono all'estero e privano il loro paese, a causa di queste condizioni di vita, delle loro risorse individuali ed intellettuali.

A nostro parere l'emorragia dei cervelli è dovuta a:

1.         incertezze per sé e per le proprie famiglie

2.         differenza  di classe sociale

3.         mancanza di libertà personale

4.         mancanza di rispetto nei loro confronti

5.         l'assenza di possibilità di ricerca, basso livello di standardizzazione nella ricerca

6.         squilibrio di stipendio e potere acquisto

7.         mancanza di libertà sociale

8.         discriminazione nei loro confronti( in quanto la ricerca non sempre piace al clero)

9.         raccomandazioni e non trasparenza nelle assunzioni lavorative

le motivazione per uscire dall'Iran possono esser:

1.         l'occasione di continuazione degli studi

2.         integrazioni sociali

3.         la possibilità di trovare un proprio lavoro

4.         l'equilibrio tra stipendio e le spese correnti

5.         un sistema di istruzione professionali

6.         la libertà sociale e politica

7.         incoraggiamento dei famigliari

8.         godere di uguaglianza

In Iran da quando, il presidente Khatami è al potere, sono stati chiusi quasi la totalità dei giornali liberi:  

oltre 180 ( quotidiani e periodici). Per quanto riguarda il diritto della donna non vi sono molti elementi

giuridici e costituzionali che la tutelino. L’inviato speciale della commissione dei diritti dell'uomo del

2003, sottolinea che in materia di uguaglianza di diritto della donna, R.I. non ha fatto niente di concreto.

Questo regime per bocca di suoi dirigenti, visto il rovesciamento lampo del regime di Sadam ad opera degli alleati capeggiati dagli USA, annunciano il referendum " Repubblica Islamica si o No”, tutto questo non per democratizzare l'Iran ma bensì per rimanere al potere ancora.

Concludendo:

la R.R.I. non è riformabile in quanto;

1-la costituzione iraniana, codice penale e codice civile e tutte le istituzioni religiose sono reazionarie, fatte per annientare tutti i popoli dell'Iran;

2. il giureconsulto è un vergogna nella storia dell'uomo libero;

3. la politica economica e la ricchezza nelle mani di un pugno di persone (sicuramente peggio dello scià

oppure è la continuazione della politica della famiglia di Pahlavi;

4. da terminare

Noi, come UNIONE per la DEMOCRAZIA in Iran del Veneto ( U.P.D.I.), chiediamo che venga condannato il regime della R.I. e che venga attuata una sanzione economica contro il governo, non certo contro la popolazione inerme; che l’ ONU  sostenga attivamente i cambiamenti in Iran e  sia presente nei processi sommari contro gli oppositori, i carceri iraniani devono essere ispezionati senza avvertimenti,  il nucleare iraniano non è diverso da altri paesi che lo possiedono e in fondo nell'interesse di chi oggi offre assistenza e/o arresta spie israeliano per evitare i bombardamenti degli impianti nucleari.

Chiediamo che sia dato conto, puntualmente e coraggiosamente, degli effetti che l'aggressività della

cultura dominante in Iran produce su ogni voce che si opponga al regime.

 

 

Rivendichiamo le libertà ed i diritti umani presenti nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite

 

  

  

  

  

  

  

  

  

  

 

 

 

Intervento di mohsen a padova il 20.11.2004 updi

 

La Repubblica Islamica, sin dalla sua nascita, ha sviluppato una politica antipopolare, antimodernista,

istituendo una religione di stato come dichiarano gli stessi dirigenti del clero sciita, rafforzando il loro

stesso potere con l’approvazione del velayatefaghih (Giureconsulto - saggio, la persona più saggia sulla terra), istituendo in tal modo un governo di tipo dittatoriale religioso.

Con questi strumenti il regime ha calpestato i più elementari diritti dei popoli dell'Iran . In realtà il

binomio,  Repubblica ed Islam,  non funziona sin dalle fondamenta: una Repubblica si forma dal un

suffragio universale, con i parlamentari della Camera e del Senato, mentre l'Islam, in quanto fede, deve

stare fuori dal potere politico  poiché le sue decisioni, secondo i testi religiosi, sono dettati da dio.  A

prescindere dalla sua legittimità o no, non possono intervenire i comuni mortali, quindi il matrimonio  tra  

religione e politica comporta l’allontanamento dalla fede anche  per le persone che lo esercitano. Questo processo storico e sociale ha prodotto un sistema di potere nelle mani di poche persone che difendono i propri interessi personali, massacrando le idee, la ricchezza economica e, dulcis in fundo, allontanando la popolazione anche dalla religione.

In riferimento al seminario internazionale " Riprendiamoci ONU”, in corso a Padova, dove hanno

partecipato esponenti da tutti i continenti, si è discusso sul destino dell'umanità, nelle mani di pochi paesi del mondo. Tutti i relatori ivi compreso la nostra Unione, hanno ribadito che:

il diritto di Veto dimostra che le nazioni con “ignobile” diritto ( USA, Cina, Francia, Inghilterra ed ex.

Unione Sovietica), credono che la fame, la miseria, l'analfabetismo, la guerra, la mortalità infantile, la

desertificazione, la cementificazione, la violazione dei diritti civili e umani ecc, siano solo una fatalità ,

senza pensare che la crescita demografica nel sud del mondo ( termine abusato attualmente),  produce la miseria e la miseria rafforza la crescita demografica .infine in si è ribadito che il diritto internazionale è  pericolo per tutto il mondo e che la guerra preventiva contro uno stato ha creato miglia di vittime e ha

reso il mondo ancor meno sicuro per l'intera umanità.

la riforma delle nazioni unite è possibile se si interviene alla base ma non dal vertice. Le nazioni povere

sono spesso governate dai governi fantocci,  perciò nel nostro caso  l’ONU, come organizzazione

sovranazionale deve analizzare i tentativi di intervento di esportare la tecnologia, di formazione

riconoscendo l'opposizione con diritto di partecipazione all'assemblea ma certo non un governo che invia il suo responsabile prima nei carceri di Evin per assistere l'impiccagione dei minori e poi la partecipazione alla commissioni come baluardo della democrazia.

Infine va sottolineato,  che la miseria è evitabile, la guerra è evitabile, alfabetizzazione è fattibile, un

mondo civile non  può tollerare la violazione dei diritti civili e umani.

che l'Iran, non ha rispettato ( in qualche caso ha solo firmato), nessuna risoluzione in merito ai diritti

dell'uomo, al diritto dei prigionieri politici ad avere un giusto processo e al diritto di scegliersi un avvocato ( una parte degli avvocati sistematicamente vengono incarcerati dal regime). Ogni mese in Iran, centinaia di persone vengono uccise, torturate, amputate degli organi,  compresi adolescenti e minori, nonostante tutto ciò sia in contrasto con i fondamentali principi di tutela dei diritti civili e politici.

Nei primi 9 mesi dell'anno in corso sono state impiccate oltre 160 persone, l'Iran ha la medaglia d'argento per la violazione dei diritti civili e per la pena di morte, dopo la Cina. L'Iran continua uccidere anche i minori, le statistiche più recenti dimostrano che nei carceri iraniani sono nati oltre 15.000 bambini, quasi sempre frutto di violenza carnale( non solo stupro). Inoltre sono state condannate  centinaia di persone a morte, a lapidazioni( in particolare le donne vengono condannate a lapidazione -  (in attesa di  esecuzioni sospese,  ci sono molti in carceri ), senza contare le frustate delle persone nei luoghi pubblici e  gli organi amputati pubblicamente, nelle piazze delle città.

In questo clima persecutorio, ogni comportamento non consono o tollerabile secondo i canoni della

religione di stato, rischia di essere pretestuosamente discriminato: le minoranze etniche e religiose (cristiani e l'esigua frazione rimasta di cittadini iraniani di fede ebraica e Bahai,) sono oggetto di continue pressioni repressive.

E' quasi paradossale ricordare che uno dei motivi che portò i popoli dell'Iran a rivoltarsi contro lo scià, fu proprio la mancanza di libertà civile e le sistematiche e crudeli uccisioni degli oppositori. Oggi, nell'Iran della Repubblica Islamica, sono messe in pratica le stesse, se non peggiori, azioni repressive di quel periodo.

Nella società iraniana la pena di morte viene applicata con una certa frequenza contro gli avversari del

regime, siano essi scrittori, giornalisti o giuristi, tutti catalogati come cospiratori contro la sicurezza del

paese.

Per certi aspetti vi è una sorta di assuefazione alla pena capitale, ciò affonda le radici nel periodo che

condusse al rovesciamento del regime dello scià, evento che ha aperto una complessa e tormentata

trasformazione della società iraniana. Un elemento di questo processo fu la continuazione di una spirale di violenza e repressione che impedì al sentimento popolare di percepire il valore civile e l'utilità sociale

della abolizione della pena di morte. Probabilmente prevalse un contingente bisogno di vendetta o di

giustizia sommaria contro molti seguaci dello scià. Purtroppo l'intera società iraniana non riuscì a

costruirsi una visione della lotta politica, per una trasformazione democratica, che si differenziasse

radicalmente dal regime precedente. Questo irrisolto nodo culturale e politico presenta ora il conto: il

governo attuale può torturare ed uccidere in continuità con un brutale esercizio della giustizia .

Bisognerà innalzare, molto in alto, la bandiera per istanze di civiltà dei diritti umani e di civiltà giuridica.

Eppure non è difficile osservare che il clima civile dell'Iran sta producendo da anni un'emorragia di milioni di rifugiati politici e sociali, che ben oltre 290.000 cittadini iraniani, attivi in settori di ricerca avanzata, sono all'estero e privano il loro paese, a causa di queste condizioni di vita, delle loro risorse individuali ed intellettuali.

A nostro parere l'emorragia dei cervelli è dovuta a:

1.         incertezze per sé e per le proprie famiglie

2.         differenza  di classe sociale

3.         mancanza di libertà personale

4.         mancanza di rispetto nei loro confronti

5.         l'assenza di possibilità di ricerca, basso livello di standardizzazione nella ricerca

6.         squilibrio di stipendio e potere acquisto

7.         mancanza di libertà sociale

8.         discriminazione nei loro confronti( in quanto la ricerca non sempre piace al clero)

9.         raccomandazioni e non trasparenza nelle assunzioni lavorative

le motivazione per uscire dall'Iran possono esser:

1.         l'occasione di continuazione degli studi

2.         integrazioni sociali

3.         la possibilità di trovare un proprio lavoro

4.         l'equilibrio tra stipendio e le spese correnti

5.         un sistema di istruzione professionali

6.         la libertà sociale e politica

7.         incoraggiamento dei famigliari

8.         godere di uguaglianza

In Iran da quando, il presidente Khatami è al potere, sono stati chiusi quasi la totalità dei giornali liberi:  

oltre 180 ( quotidiani e periodici). Per quanto riguarda il diritto della donna non vi sono molti elementi

giuridici e costituzionali che la tutelino. L’inviato speciale della commissione dei diritti dell'uomo del

2003, sottolinea che in materia di uguaglianza di diritto della donna, R.I. non ha fatto niente di concreto.

Questo regime per bocca di suoi dirigenti, visto il rovesciamento lampo del regime di Sadam ad opera degli alleati capeggiati dagli USA, annunciano il referendum " Repubblica Islamica si o No”, tutto questo non per democratizzare l'Iran ma bensì per rimanere al potere ancora.

Concludendo:

la R.R.I. non è riformabile in quanto;

1-la costituzione iraniana, codice penale e codice civile e tutte le istituzioni religiose sono reazionarie, fatte per annientare tutti i popoli dell'Iran;

2. il giureconsulto è un vergogna nella storia dell'uomo libero;

3. la politica economica e la ricchezza nelle mani di un pugno di persone (sicuramente peggio dello scià

oppure è la continuazione della politica della famiglia di Pahlavi;

4. da terminare

Noi, come UNIONE per la DEMOCRAZIA in Iran del Veneto ( U.P.D.I.), chiediamo che venga condannato il regime della R.I. e che venga attuata una sanzione economica contro il governo, non certo contro la popolazione inerme; che l’ ONU  sostenga attivamente i cambiamenti in Iran e  sia presente nei processi sommari contro gli oppositori, i carceri iraniani devono essere ispezionati senza avvertimenti,  il nucleare iraniano non è diverso da altri paesi che lo possiedono e in fondo nell'interesse di chi oggi offre assistenza e/o arresta spie israeliano per evitare i bombardamenti degli impianti nucleari.

Chiediamo che sia dato conto, puntualmente e coraggiosamente, degli effetti che l'aggressività della

cultura dominante in Iran produce su ogni voce che si opponga al regime.