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UNIONE PER LA DEMOCRAZIA IN IRAN – REGIONE VENETO
LA POSIZIONE NEI CONFRONTI DELLE ELEZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ISLAMICA IN IRAN
La scelta degli attuali candidati del Regime della Repubblica Islamica dell’Iran( R.R.I.), nelle elezioni del capo dello stato, rappresentano un messaggio politico molto esplicito per l’intera nazione: dicono che non ci sarà alcun miglioramento! Nessuna terapia attenuerà la sofferenza della popolazione! Nessun diritto sarà concesso! Continuerà il dominio dittatoriale del clero e con esso la repressione, la pressione economica, l’annientamento dei diritti civili e politici, la disoccupazione. L’Unione per la democrazia in Iran da anni si batte per i diritti umani in Iran e lancia l’indicazione politica del boicottaggio di questo 9° turno di elezioni del presidente della Repubblica in Iran del 17.6.2005, per queste ragioni: a) queste elezioni siano contro le donne e le minoranze religiose. Infatti tutta la carta costituzionale iraniana è un’offesa per la donna poiché essa non ha pari diritto ad essere candidata alla presidenza della Repubblica e discrimina le minoranze religiose (non parliamo, dei cristiani, degli ebrei, di Bahai e di Zaratustriani che sono totalmente isolati), come gli stessi mussulmani sunniti b) il presidente eletto non avrà alcun potere sostanziale. In una società come l’Iran, dove le decisioni supreme aspettano al giureconsulto, le altre figure istituzionali hanno ruoli marginali. Noi tutti siamo stati testimoni, per due legislature, sul ruolo del presidente Khatami, ridotto ad un impiegato dello Stato. Non è stato possibile né migliorare la situazione nel paese, né approvare alcuna riforma in parlamento. c) autentiche riforme politiche sono ostacolate dall’attuale quadro istituzionale. In Iran esistono molti organi di controllo , di vigilanza e di censura, ma in particolare esiste un organismo che si chiama consiglio di Guardiani – Shoraie Negahban ( i suoi membri sono scelti dal capo supremo della religione Islamica), e tutti i disegni di legge devono recare la sua approvazione. Per qualsiasi riforma la prima cosa da fare è quella di chiudere definitivamente il capitolo della costituzione islamica attuale che dà il pieno potere al Capo supremo della Repubblica Islamica cioè all’ Ayatollah Khamenei. Il nodo fondamentale delle riforme in Iran è proprio questo vincolo giuridico e clericale. d) non siamo di fronte a procedure di autentiche elezioni democratiche. Non si possono paragonare le elezioni democratiche nelle società ove sono rispettati i diritti civili e democratici dei cittadini con quelle in Iran. In queste Nazioni le elezioni sono svolte regolarmente e i brogli elettorali sono quasi inesistenti, mentre in Iran in tutte le elezioni ( tanto nel rinnovo dei membri del parlamento quanto nelle elezioni del Presidente della Repubblica) sono stati commessi gravi brogli elettorali . I seggi elettorali ( cioè i locali fisicamente utilizzati), sono stati sempre scelti dove integralisti e fondamentalisti possano commettere delle irregolarità, manipolando milioni di schede. Durante spoglio elettorale per, l’interesse della nazione e del Fuhrer, pardon, dell’ Ayatollah Khamenei, vengono commessi ulteriori brogli e alla fine la percentuale dei votanti aumenta. Questo broglio, nelle ultime elezioni del rinnovo del parlamento, dove i “riformisti del Presidente uscente”, hanno denunciato una percentuale di votanti inferiore al 35% di quello dichiarato dai integralisti. Ogni tentativo d’intervento dei “ riformisti”, per il controllo delle procedure elettorali, senza la presenza attiva dei commissari elettorali della comunità internazionale, è perfettamente inutile. e) alcuni candidati non sono figure presentabili in un processo democratico. Tra i candidati vi è la presenza di 3 fondamentalisti, Hashemi Rafsanjani, Hamid Ahmadi Negiad e Mohsen Rezai. Sono persdonaggi coinvolti, direttamente ed indirettamente, nelle uccisioni dei 3 leaders del Partito Democratico del Kurdistan a Vienna in data 13.6.1989 ( il Presidente della Repubblica era, in quel periodo, Hashemi Rafssanjiani). Questi tre candidati sono stati condannati dalla Magistratura tedesca, nel famoso processo di Mikonos e nei loro confronti esiste un mandato di cattura internazionale. Lo stesso governo austriaco ebbe un ruolo nella copertura e nel concedere il nulla osta del rimpatrio agli esecutori del crimine, come sostenne il membro del Parlamento austriaco Dr. Peter Pilz. Egli, dopo anni di ricerche, è giunto alla conclusione che il suo governo fosse coinvolto nella copertura dei terroristi del Regime della Repubblica Islamica dell’Iran, per mantenere rapporti politici ed economici. Uno dei testimoni ( esecutore materiale dell’assassinio) nel processo ha apertamente dichiarato che H. rafsanjiani e M. Rezai, erano mandanti dell’uccisione e H.Ahmadi Negiad, dell’Ambasciata di Teheran a Vienna, ha fornito le armi con le quali sono stati uccisi i tre leaders Kurdi. Gli altri candidati (in totale 10 candidati di sesso maschile), sono presenti solamente per la ridistribuzione dei voti e la possibilità di garantire dei voti a favore di Hashemi Rafssanjiani (probabile vincitore). Inoltre servono per mostrare all’opinione pubblica mondiale uno svolgimento democratico con la formale presenza di un numero elevato di candidati.L’unica, credibile, posizione politica rispetto a queste elezioni rimane il boicottaggio! In Iran, il partito di astensioni, come disobbedienza civile, rappresenta già la maggioranza assoluta della popolazione. Oscilla tra il 70 e l’80% . Nei due sondaggi elettorali nel mese di Maggio 2005, gestiti dal Ministero d’Informazioni e dal Candidato Hashemi Rafsanjani ( l’uomo più forte dell’Iran), nelle 8 città più importanti dell’Iran ( Teheran, Isfahan, Shiraz, Yazd, Tabriz, Kirman, Mashad e Rasht), la percentuale dei votanti risultavano tra il 20 e il 24%. Nella città di Teheran, con i suoi 14 milioni circa di abitanti, nelle ultime elezioni per il rinnovo del parlamento ha votato circa il 10% . Poiché tutti i cittadini iraniani, sia quelli che votano perché sono membri e dipendenti del regime e sia quelli che votano per paura di perdere il posto di lavoro ( o di essere discriminati, di perdere il parere favorevole di potere partecipare agli esami d’ammissione alle Università, di non avere il nulla osta del Ministero degli interni per uscire dal Paese e ecc.), sanno che eleggere un presidente rispetto ad un altro modifica poco il disastro sociale con cui convivono da oltre 26 anni. Se tutti cittadini iraniani residenti in Iran, come noi all’estero, potessero liberamente esprimere il loro dissenso preelettorale, nei confronti del Teatrino del 17-6-2005, le cosiddette elezioni, il regime sarebbe destituito prima delle elezioni. La protesta, legale e non legale, dei popoli, degli strati e dei gruppi scontenti dalla R.R.I., è cresciuta in maniera esponenziale. La maggior parte delle notizie appartiene ai lavoratori, agli studenti, ai giornalisti e web writer. Una parte di quest’accelerazione è provocata senz’altro dal periodo elettorale che l’Iran sta vivendo attualmente. Le elezioni nella R.R.I. non hanno nessun sbocco migliorativo, sono cioè senza significato e non esiste alcuna possibilità di cambiamento nella formazione sociale dominante al potere. Mentre vi scriviamo nei carceri iraniani ( in particoalre nel famigerato Carcere di Evin), sono in corso scioperi della fame dei prigionieri per la tutela dei loro diritti . La popolazione, in questo periodo, sta dimostrando la sua enorme capacità di protesta contro il regime del giureconsulto, cioè il suo sforzo per modificare lo stato delle cose. Le urne decideranno solamente quali saranno i peggioramenti del futuro regime. Conclusioni La Comunità internazionale ( ONU, Unione Europea), devono intervenire affinché cessino definitivamente le violazioni dei diritti umani in Iran. Anche nel 2004, l’Iran è stato incoronato come il secondo Paese del mondo, per il ricorso alla pena di morte (impiccagione pubblica e plotone d’esecuzione) e per la violazione dei diritti umani. L’U.P.D.I. chiede al Presidente della Repubblica Italiana, al Governo italiano, al Parlamento e alle istituzioni democratiche, ai cittadini democratici, di condannare ed isolare il regime della Repubblica Islamica dell’Iran. Qualsiasi risultato produca la farsa elettorale in Iran, quel 70-80%, della popolazione iraniana che non parteciperà alle elezioni, lotterà fino alla vittoria per istituire un governo democratico e laico, per il rispetto dei diritti umani e civili, per la separazione della religione dallo stato, per il riconoscimento dei diritti delle minoranze etniche e religiose in Iran. updi@libero.it - Regione Veneto |