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Alcune osservazioni Ci sono molte questioni di sfondo, nella vicenda irachena: la legittimità internazionale, il ruolo dell'Onu, la natura del regime di Saddam Hussein, il diritto del popolo iracheno di migliorare le condizioni di vita, il rapporto tra potenze occidentali. Ma sono, queste, solo aspetti conseguenti ad un'altra serie di questioni fondamentali che vanno poste per capire, poi, il peso di ciascuno di questi aspetti Una prima questione fondamentale: si è modificato il quadro dei rapporti di forza internazionali dopo la caduta dell'Unione sovietica? Sì, naturalmente. E si è modificato non solo nel senso che pare essere venuto meno un "contrappeso" al potere americano. Si è modificato perché il peso dell'America nel quadro internazionale è variato: il baricentro economico si sta spostando in Asia orientale, l'Europa ha assunto una maggior coesione economica e finanziaria, la aree controllate dall'Unione sovietica sono appetibili ( repubbliche centro-asiatiche). Come deve comportarsi la nazione più potente del mondo di fronte allo sforzo di mantenere questa sua condizione? Può condividere con altri questo stato? Può aspettare che i suoi concorrenti si rafforzino? Se ne è capace, l'America ha tutta la convenienza ad agire preventivamente. Indebolire il processo di strutturazione politica dell'Europa, cercare di avere una presenza militare nel cuore continentale dell'Asia (Afghanistan e alcune repubbliche ex sovietiche), controllare le risorse energetiche del maggior paese "in via di sviluppo", la Cina. Può dichiarare un simile progetto? Può dirlo apertamente e sinceramente ai suoi cittadini e al mondo intero? Improbabile. Può, come sempre a fatto nella sua storia, giustificare i suoi progetti enfatizzando la presenza di qualche nemico: il comunismo negli anni '50, le testate atomiche russe nel decennio '70 e, ora, il terrorismo mondiale. L'America è sempre in pericolo: le procuravano pericolo i coreani nei primi anni 50, le procuravano pericolo i vietnamiti negli anni '60, le procuravano pericolo i timidi tentativi democratici in America Latina negli anni '70, le procuravano pericolo Grenada e Panama negli anni 80 e l'islamismo negli anni '90. Il pericolo è cresciuto perché l'orizzonte dell'America non è più qualche continente, è il mondo. Il nuovo ordine, al cui centro essa di pone, non è un sistema di alleanze scaturito da un conflitto militare ( il secondo). E' un'alleanza preventivamente subordinata alle esigenze strategiche, economiche e persino politiche dell'America. Insomma l'ordine dell'Impero. La posta in gioco, quindi, non è prioritariamente Saddam o la democrazia in Medio Oriente o l'ONU. E', nella sostanza, il controllo di un'area strategica con le sue risorse, la costituzione di un governo filo-americano, la determinazione di cambiamenti democratici dall'alto cioè la creazione di regimi ancor più ricattabili e tutto secondo un progetto di controllo preventivo. Ammesso che la democrazia si possa importare con le armi, indipendentemente dal livello economico del paese, indipendentemente dalla storia reale di una regione, significherebbe che l'America vuole anche mettere fine al regime egiziano di Mubarak? Al regime pakistano? Ai suoi alleati? E se, come è altamente probabile, le libere elezioni portassero al potere I Fratelli Musulmani in Egitto e l'integralismo in Pakistan, l'America interverrebbe contro il responso democratico ( come in Algeria?) Il punto è, invece, che il progetto americano di monopolio del mondo, deve trovare l'opposizione di un forte dibattito collettivo, perché non sarebbe nulla di differente dal tentativo hitleriano di unificare con le armi l'Europa. Il pericolo per la pace mondiale non può essere mai uno stato di second'ordine, anche se dotato di qualche testata chimica. Come fu per Hitler, il pericolo si annida nell'apparato economico e militare che crede di poter sfidare le regole della comunità internazionale
M. Hamzehian |